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Ven
05
Mar

UE: Italia condannata per la gestione dei rifiuti in Campania. Avviata nuova inchiesta

UE: Italia condannata per la gestione dei rifiuti in Campania. Avviata nuova inchiesta

La Corte di Giustizia europea ha condannato l’Italia per la gestione dei rifiuti in Campania durante l'emergenza dell'estate 2008. Secondo quanto riportato, “non avendo creato una rete adeguata ed integrata di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti nelle vicinanze del luogo di produzione e non avendo adottato tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e di danneggiare l’ambiente in Campania, è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva rifiuti”. Questo anche il motivo per cui l'Europa darà il via ad una nuova inchiesta per verificare la situazione nella Regione e se venissero riscontrate nuove irregolarità il Belpaese sarà allora soggetto ad una sanzione.

In sua difesa, la Regione Campania ci tiene a precisare che la gestione dei rifiuti nella regione non ha avuto conseguenze pregiudizievoli per l’ambiente e per la salute umana. In Campania, i quantitativi ingenti di rifiuti ammassati nelle strade, nonostante l’assistenza di altre regioni italiane e delle autorità tedesche, hanno dimostrato un deficit strutturale di impianti, cui non è stato possibile rimediare. L’Italia ha peraltro ammesso che, alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato, gli impianti esistenti e in funzione nella regione erano ben lontani dal soddisfare le sue esigenze reali.

Secondo la Corte UE, invece, l'Italia è venuta meno agli obblighi previsti dalla Direttiva Rifiuti. La normativa europea in materia ha l'obiettivo di proteggere la salute umana e l'ambiente e stabilisce che gli Stati membri hanno il compito di assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti, nonché di limitare la loro produzione promuovendo, in particolare, tecnologie pulite e prodotti riciclabili e riutilizzabili. Essi devono in tal modo creare una rete integrata ed adeguata di impianti di smaltimento, che consenta all'Unione nel suo insieme e ai singoli Stati membri di garantire lo smaltimento dei rifiuti. Secondo i giudici, infine, “né l'opposizione della popolazione, né gli inadempimenti contrattuali e neppure l'esistenza di attività criminali costituiscono casi di forza maggiore che possono giustificare la violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva e la mancata realizzazione effettiva e nei tempi previsti degli impianti”.

 

 
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