Completa la nuova squadra del governo Monti: sono stati nominati sottosegretari e vice-ministri. Le nomine varate dal Consiglio dei ministri per sottosegretari e viceministri prevedono, rispetto al precedente governo il numero complessivo dei sottosegretari ridotto da 40 a 25, di cui 4 presso la Presidenza del Consiglio, ai quali si aggiungono tre nomine a viceministro. I Sottosegretari sono Antonio Catricalà (presidenza), Carlo Malinconico (editoria), Paolo Peluffo (Informazione e Comunicazione) e ai Rapporti con il Parlamento, Giampaolo D'Andrea e Antonio Malaschini.
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Dodici dicasteri, costituiti solo da tecnici, come annunciato, e nessun politico. Il nuovo presidente del Consiglio italiano, Mario Monti, ieri ha comunicato, dopo ore a porte chiuse con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, la lista dei ministri del nuovo esecutivo. Come era stato anticipato, confermato l'interim dello stesso Monti all'Economia al posto di Giulio Tremonti; il rettore dell'Università Cattolica di Milano, Lorenzo Ornaghi, sarebbe il nuovo ministro dei Beni Culturali.
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Mario Monti, neo presidente del Consiglio italiano, sta lavorando per delineare il suo nuovo esecutivo: nulla ancora è ufficiale ma a sedere sulla poltrona che è stata di Gianni Letta nel ruolo di Sottosegretario alla presidenza del Consiglio potrebbe arrivare, secondo le voci insistenti che stanno circolando in ambienti parlamentari, Enzo Moavero. 57 anni, avvocato e attualmente giudice del Tribunale di primo grado della Corte di Giustizia della Ue, conosce bene il futuro premier perchè ne è stato capo di gabinetto ai tempi della Commissione europea, per la quale è stato anche segretario generale aggiunto.
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Applausi e auguri della gente a Mario Monti, dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi da presidente del Consiglio. Contestatori, curiosi e anche alcuni sostenitori si sono radunati sabato sera prima davanti a Montecitorio, poi a Palazzo Chigi e Palazzo Grazioli. Centinaia di persone si sono poi concentrate davanti al Quirinale in attesa delle annunciate dimissioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier ha lasciato Palazzo Chigi tra le urla della gente, contestati anche diversi ministri.
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Via libera della commissione Affari Costituzionali alla legge sul divieto di burqa e niqab. Ora il provvedimento sarà esaminato a settembre dall'aula di Montecitorio. Il testo è stato approvato con i voti favorevoli dei gruppi di maggioranza e l'astensione di Fli, Ucd e Idv. Contrario il Pd. Il provvedimento vieta il travisamento del volto in luoghi pubblici con burqa e niqab, ma anche con caschi, o altri indumenti di origine etnica e prevede sanzioni pecuniarie per chi contravviene il divieto.
"Nelle espressioni estreme di Brunetta e non solo sue è evidente la profonda incomprensione di quanto sta avvenendo nella società e c'é da preoccuparsi perché dal governo non è arrivata alcuna autocritica sulla sua incapacità di agire davanti alla più grave crisi economica dal dopoguerra”, ha commentato il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. Le dichiarazioni del ministro Brunetta rappresentano “un atto volgare che offende i lavoratori tutti, non solo quei precari”, secondo la Fp-Cgil. “Forse il Ministro, preso come è a fustigare persone sottopagate e a rischio licenziamento a causa della finanziaria del suo Governo, che prevede il licenziamento del 50% del personale precario della pubblica amministrazione non ha avuto il tempo di occuparsi di tutti quei disoccupati incolpevoli che, pur avendo vinto regolarmente un concorso, non si sono visti riconoscere il proprio posto di lavoro. Alcuni di loro operano già negli apparati dello Stato con contratti precari, fianco a fianco con i loro colleghi a tempo indeterminato, ma senza diritti e senza tutele”.
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La corsa al referendum 2011 dedicato ai quattro quesiti su servizi pubblici locali, tariffe dell’acqua, energia nucleare e legittimo impedimento si è conclusa con una netta vittoria. Nonostante la convinzione del raggiungimento del quorum, tutto si è giocato sul filo di lana ed è stata una manciata di voti a fare la differenza. Per la prima volta dopo sedici anni, l'istituto referendario ha dato un segnale di vitalità non scontato e, disubbidendo al premier Silvio Berlusconi e a Umberto Bossi che suggerivano l'astensione, un numero rilevante di italiani si è recato alle urne.
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Si vota ancora oggi, lunedì 13 giugno, fino alle 15 per i quattro quesiti sul referendum abrogativo 2011. Ieri, alle 22, l'affluenza è stata sopra il 41% e, secondo il Vicinale, quando la prima rilevazione dell'affluenza alle urne è a due cifre il quorum di raggiunge sempre. Il voto degli italiani, ieri alle 22 è stata del 41,14% l'affluenza alle urne per il quesito referendario n. 1, con cui si chiede l'abrogazione di norme relative alle Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Affluenza del 41,14% anche per il quesito referendario n. 2, con cui si chiede l'abrogazione parziale della norma per la Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in baso all’adeguata remunerazione del capitale investito.
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Giuliano Pisapia è il nuovo sindaco di Milano, accolto da 'esplosioni' di applausi in Piazza Duomo. La vittoria va oltre le migliori previsioni per il centrosinistra che riesce a vincere in 9 municipi mentre il centrodestra ne conquista 4. Luigi De Magistris trionfa a Napoli. Importante anche il risultato di Novara, feudo del governatore del Piemonte Roberto Cota, dove il candidato del centrosinistra Andrea Ballaré ha battuto lo sfidante Mauro Franzinelli (che aveva chiuso il primo turno con un incoraggiante 45,89%), con il 52,9% dei voti. Anche Trieste volta pagina e si affida a Roberto Cosolini, candidato del centrosinistra, dopo dieci anni di assoluto dominio del centrodestra. Centrosinistra anche a Cagliari dove vince Massimo Zedda.
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Nuovo siparietto di Silvio Berlusconi, questa volta tenuto a margine dei lavori del G8 di Deauville, sotto lo sguardo indiscreto della Merkel e di Sarkozy. Il presidente del Consiglio si è avvicinato al presidente americano Barack Obama dicendogli “In Italia è necessaria una riforma della giustizia. Nel nostro Paese c'è una dittatura dei giudici di sinistra”, frasi che non solo hanno fatto infuriare l’Italia della giustizia ma che hanno stizzito anche gli altri presenti ai lavori del summit in Francia, iniziato in ritardo a causa del colloquio che Berlusconi ha cercato con Obama.
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Maltempo: Italia in tilt. Neve verso il Sud. A Roma scuole chiuse