
Si cercava di nascondere proprio sotto le tonnellate di quei rifiuti che avrebbero dovuto esser smaltire correttamente la pessima gestione degli stessi: questa situazione ha portato il gip di Napoli, Rosanna Saraceno, a parlare di una colossale opera di inquinamento del territorio a causa della quale sono state arrestate 25 persone. La Procura accusa, i rifiuti venivano lavorati in totale difformità rispetto alle autorizzazioni ambientali, anzi in maniera assolutamente fittizia.
Secondo la Procura di Napoli, cioè, il trattamento al quale la spazzatura deve essere sottoposta nel prima fase del ciclo di smaltimento, e cioè separazione dell'umido dal secco e tutti gli altri processi che portano alla stabilizzazione del rifiuto, venivano certificati ma non eseguiti. Con la conseguenza che in discarica sono finite tonnellate e tonnellate di immondizia «tal quale», cioè puzzolente e inquinante perché produce percolato, e che la Campania è piena di ecoballe che in realtà di ecologico non hanno niente.
L’operazione, denominata ‘operazione rompiballe’ perché proprio così, al telefono, il responsabile di un impianto della provincia di Caserta, Pasquale Moschella, e un dirigente della società Fibe parlavano della discarica aperta in località Lo Uttaro: "Rompiamo le balle, quelle più malprese, e le utilizziamo come scarti”, ha visto il coinvolgimento, fra gli altri, di Marta Di Gennaro, l'esperto funzionario della Protezione civile che nel 2007 Guido Bertolaso aveva voluto al suo fianco come subcommissariato straordinario,
Categorie: Cronaca
Parole chiave: emergenza rifiuti napoli operazione rompiballe marta di gennaro guido bertolaso
Autore: NotizieVlog Redazione
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