
Sarebbe la matrice terroristica la causa dell’attentato ad Instanbul, in Turchia, che ha provocato la morte di decine di persone e altrettante ferite. Due bombe sono esplose a distanza di una ventina di minuti l’una dall’altra: almeno 17 persone sono rimaste uccise e 154 ferite. Il bilancio della strage potrebbe però aggravarsi: una quindicina di feriti, smistati tra i vari ospedali della città, sarebbero infatti in gravi condizioni. L'attentato è avvenuto nel quartiere Gungeron, sul lato europeo di Istanbul, non lontano dall'aeroporto internazionale.
Il primo ordigno era stato piazzato all'interno di una cabina telefonica. Il secondo era invece nascosto in un cassonetto dei rifiuti distante una decina di metri. L'obiettivo era con tutta probabilità quello di colpire il maggior numero di persone possibile, secondo una tecnica ormai collaudata nelle azioni di stampo terroristico: la prima esplosione ha una carica meno intensa e serve per richiamare un numero maggiore di persone. La seconda è più potente e uccide.
Una telefonata anonima aveva anche avvisato di un terzo ordigno che, però, non è mai esploso. La scena del luogo della deflagrazione era terribile: ambulanze che caricavano feriti gravi e correvano via, persone spaventate, altre ferite in maniera meno grave ma sotto choc che scappavano fra vetri e polvere che si alzava. L’attentato di Istanbul è il più grave atto terroristico in Turchia dal 20 novembre 2003.
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