Terzo giorno di riunione per la conferenza sul clima in corso a Copenaghen e cresce la rabbia dei Paesi poveri. Dopo la bozza del documento danese circolata al vertice Onu sul clima, bozza che secondo i rappresentanti dei popoli in via di sviluppo li avrebbe letteralmente scavalcati, oggi si sono moltiplicate le manifestazioni di piazza. Davanti all'entrata della Cop15 erano tre i gruppi di manifestanti. Da una parte gli attivisti di Actionaid Copenaghen tutti vestiti di rosso con il cappello nero e con un grande manifesto che recitava: ''I Paesi ricchi paghino il loro debito''.
Di fronte un gruppo misto di paesi in via di sviluppo, tra Africa e Sudamerica che chiedevano ‘giustizia climatica’ e, infine, un grande cartellone con tante storie di chi ha vissuto sulla propria pelle i disastri climatici. Proprio lo scontro tra Paesi ricchi e quelli in via di sviluppo sta caratterizzando questi primi giorni di trattative. A far scoppiare le tensioni è stata la bozza di un testo stilato dalla presidenza danese del summit, che fisserebbe al 2050 diritti di emissione pro-capite doppi per i Paesi sviluppati rispetto a quelli meno industrializzati. Per gestire il meccanismo, il processo decisionale passerebbe dall'Onu a un club non ancora precisato di Paesi ricchi.
Categorie: Ambiente
Parole chiave: copenaghen conferenza sul clima 2009 bozza emissioni scontro ricchi e poveri
Centinaia i feriti (127) e i morti (circa 500) provocati dagli attentati avvenuti nei quartieri del centro di Baghdad nella giornata di ieri. Le deflagrazioni sono avvenute a pochi minuti di distanza l’una dall’altra. Nel quartiere di Dora, all’ingresso sud di Baghdad, un kamikaze ha fatto esplodere la sua auto imbottita di esplosivi contro una pattuglia della polizia davanti all’Istituto di tecnologia: sono morte quindici persone, tre poliziotti e dodici studenti, mentre ventitrè studenti sono stati feriti.
Gli altri quattro attentati hanno riguardato il palazzo di giustizia nel quartiere occidentale di Mansour (ovest), il ministero del Lavoro di Palestine street, la sede del ministero degli Interni ad al Nahda e il mercato Rassafi a Shorja. Dalla fine di ottobre, quando due autobomba colpirono gli uffici amministrativi cittadini, la capitale dell’Iraq era rimasta relativamente tranquilla. Le deflagrazioni che hanno colpito la capitale irachena sono avvenute dopo l’approvazione, domenica scorsa, da parte dell’Assemblea nazionale della legge elettorale che spiana la strada allo svolgimento delle seconde elezioni politiche dalla caduta del regime di Saddam Hussein nel 2003.
Parole chiave: baghdad cinque attentati centinaia di morti centinaia di feriti dinamiche
Gelo e neve non mollano. Polemiche a Roma. E’ emergenza gas