Ridurre gli insegnamenti (ora sono 180 mila, affidati per il 40% a docenti esterni, spesso giovani sottopagati) e razionalizzare i corsi di studio, bisogna dare forte impulso ai prestiti d'onore e potenziate le risorse per le residenze universitarie, incrementare i corsi universitari in orario serale per far fronte alle esigenze degli studenti che lavorano, rivedere il meccanismo degli aumenti delle retribuzioni sostituendolo gradualmente con valutazioni periodiche dell'attività svolta, riformare i meccanismi di selezione dei professori associati e ordinari distinguendo tra reclutamento e promozione e ridefinire e ridurre, in tempi rapidi, i settori scientifico-disciplinari, riorganizzare la selezione per i dottorati di ricerca: queste le prime linee guida del nuovo decreto Gelmini sull’Università.
Dopo aver animato le città e le piazze di tutta Italia con proteste, talvolta violente, il ministro dell’Istruzione, MariaStella Gelimini, è tornata in Consiglio dei Ministri con la nuova proposta di legge di riforma per l’Università. E ancora una volta studenti e professori non ci stanno.
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